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Lavorare online comodamente da casa è possibile

Ebbene vi sono centinaia e centinaia di possibilità sul web, lavori per tutti i gusti.

Molto dipende dall’istruzione, ma la mancanza di un titolo di studio non è un ostacolo se si ha voglia di fare e magari di imparare nuovi mestieri online.

Si può lavorare online anche senza diploma e senza conoscere benissimo le lingue estere. Questi però sono alcuni casi, sono eccezioni che confermano la regola e non la routine.

Chi ha una buona preparazione di studi e conosce le lingue avrà senz’altro molta più probabilità di trovare svariati sbocchi lavorativi. Ma mai disperare! Nel web ci sono milioni di posti di lavoro vacanti, in rami diversi e non attendono altro che di essere trovati.

Essenziale è il Curriculum Vitae in formato digitale, poi basterà iscriversi e impostare le vostre preferenze su OGNI motore di ricerca lavoro e controllare spesso.

Mettere in risalto le proprie competenze

Basta chiedersi in cosa si è davvero bravi, cosa davvero ci piace, cosa ci entusiasma e non ci stancheremmo mai di fare. Qualcosa tra queste sarò senz’altro fattibile online.

C’è chi ha talento nel dare giudizi, trovare errori grammaticali, chattare con la gente che non conosce, aiutare gli utenti a risolvere i problemi, scrivere contenuti o con i social media, eccetera. In queste sole poche cose ci sarebbe già molto lavoro per te.

Un esempio? “dare giudizi”: è possibile dare giudizi su articoli in vendita online, scrivere recensioni dei prodotti… ci sono aziende che ti fanno provare i prodotti in anteprima, ed è possibile ricevere il prodotto gratis e probabilmente guadagnare qualche dollaro.

“Chattare con la gente”: sono moltissime le aziende che assumono “moderatori” di chat o social media.

Questa figura deve scrivere nelle live chat dei siti, tipo videogiochi, o nei commenti sotto i post promozionali delle aziende dove i clienti chiedono informazioni su servizi e prodotti offerti.

È un bel lavoro, fattibile anche da non diplomati, purché scrivano correttamente almeno una lingua.
A proposito di Social Media…

Gudagnare con i Social (Facebook, Instagram, YouTube)

Tutto merito delle visualizzazioni! Per diventare famoso, in un mondo in cui i famosi ormai sono davvero troppi, ci vuole molta pazienza, oltre ad una costanza non indifferente nel postare contenuti CONTINUAMENTE.

Questi contenuti devono anche essere “di qualità”, che non sempre significa belli, istruttivi o edificanti in qualche ambito, anzi talvolta tutto il contrario.

Ci sono canali, pagine, profili che vanno avanti a suon di demenzialità e bufale, eppure loro guadagnano su questo, perché rendono i contenuti CONDIVISIBILI, e “ACCHIAPPA LIKE” quindi non mancano visualizzazioni e quindi GUADAGNO.

Altro tipo di contenuto è quello che la modella crea quando la mattina prende il caffè in top striminzito e leggings aderenti, iper truccata, facendo leva sulla visualizzazione, essendo BELLA da vedere, e sulla condivisione con gli amici di tale bellezza, (che quindi porta altre visualizzazioni).

Il talento però “paga” sempre, e ognuno deve trovare il suo.
Provate a buttarvi nella mischia! Registrando e condividendo sui social, chissà che non diventiate la prossima Star!

Insomma come in tutto nella vita, se ci si impegna sicuramente si troverà una strada. Per lavorare online bisogna innanzitutto prendere atto di sé e delle proprie ambizioni perché trasformando la propria passione in lavoro, non ci si stancherà mai di farlo e i guadagni che ne verrebbero non potrebbero che essere STELLARI!

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Smart working: se il lavoro non è uguale per tutti

Lo smart working ci salverà: a leggere le cronache degli ultimi mesi, sembra che il lavoro smart sia diventato la panacea per tutti i mali – che nel mondo del lavoro, c’è da dirlo, non sono pochi.

Ma è davvero così? Innanzitutto va detto che lo smart working o lavoro agile non è certo un’invenzione dell’ultima ora. Anzi, in Italia e non solo è una modalità di lavoro che si pratica da anni, ma che finora ha rappresentato una percentuale piuttosto insignificante.

Eppure, tanti lavoratori autonomi sono “nati” come lavoratori smart e ne conoscono da tempo i benefici; cosa ha tenuto le aziende lontane da questa modalità di lavoro per i propri dipendenti? Innanzitutto un ritardo normativo.

La legge sul lavoro agile è del 2017, l’altro ieri praticamente, ed è arrivata – tardi – a colmare un vuoto percepito già da anni. E di cui molte aziende hanno approfittato.

Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei

Una prima distinzione tra chi può e chi non può approfittare di modalità smart di lavoro è insita nella tipologia stessa del lavoro.

Quelle professioni che richiedono la presenza fisica – si pensi alla vendita al dettaglio, alla ristorazione, a molti servizi per la persona – sono automaticamente tagliate fuori dal concetto di lavoro agile come lo intende la legge. Ma anche all’interno di quei settori dove lavorare da casa è una concreta possibilità, ci sono molte differenze.

Un gran peso ce l’ha la dimensione dell’azienda per cui si lavora. Più è grande, più sarà facile che il lavoro agile sia preso in considerazione; per legge, infatti, il datore di lavoro non ha nessun obbligo di concedere lo smart working a un dipendente, dunque laddove esistono dei sindacati ben organizzati e influenti, sarà più facile ottenere il riconoscimento di questo diritto.

Non che molte aziende piccole non capiscano il valore di un migliore equilibrio vita-lavoro per i propri dipendenti, anzi, ma in linea generale lo smart working ha iniziato a diffondersi in Italia proprio grazie alle filiali italiane di multinazionali estere e a veri e propri colossi dei settori bancario, informatico e assicurativo.

Il manager e l’operaio

L’equilibrio vita-lavoro è diventato il nuovo privilegio di classe. Dati alla mano, in Italia chi beneficia maggiormente dello smart working sono i manager, seguiti dai quadri e dagli impiegati, con gli operai a fare da fanalino di coda.

Un film già visto? Purtroppo sì. Ma la possibilità di conciliare vita privata e vita lavorativa non può e non deve diventare un benefit assimilabile a tanti altri.

A proposito di benefit, i “veri” smart workers, quelli che lo sono da sempre, vale a dire molti lavoratori autonomi e liberi professionisti, di benefit proprio non ne vogliono sentir parlare.

In Italia l’accesso ad ammortizzatori sociali e agevolazioni fiscali per chi non ha un contratto di lavoro subordinato è quasi utopia; viene dunque da chiedersi se esista uno smart working di serie A e uno di serie B.

A fronte di un numero sempre crescente di persone che desiderano lavorare da casa, o comunque da remoto, manca una equivalente crescita di risposte e soluzioni da parte del mondo del lavoro e delle istituzioni sociali.

Il lavoro “smart” è per sua natura intelligente: meno traffico, meno inquinamento, più stabilità famigliare, più produttività. Varrebbe la pena di iniziare a trattare la materia seriamente.