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Periodico registrato Trib.Milano, n° 362/05 Magazine informativo su stage e corsi professionali, finanziamenti alle imprese, opportunità di business e di lavoro MILANO,

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LE INDICAZIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA AL 2020 PER L'ITALIA

Ogni anno la Commissione europea elabora per ciascuno Stato membro un documento, in cui analizzata la situazione economica del paese e raccomanda i provvedimenti da adottare a livello nazionale nei prossimi 18 mesi. Il documento rispecchia i problemi specifici che lo Stato membro deve affrontare e prende in esame un'ampia gamma di aspetti: stato delle finanze pubbliche, riforma delle pensioni, misure per creare nuovi posti di lavoro e combattere la disoccupazione, sfide nel campo dell'istruzione e dell'innovazione, ecc. L'adozione definitiva delle raccomandazioni specifiche per paese elaborate dalla Commissione avviene al livello più alto, da parte dei capi di Stato e di governo in occasione del Consiglio europeo.
La capacità dell'Italia di resistere all'impatto della crisi è frenata da carenze strutturali di lunga data. Il secondo esame approfondito presentato dalla Commissione individua nell'elevato debito pubblico e nella perdita di competitività esterna, riconducibile alla crescita debole della produttività, i principali squilibri macroeconomici dell'economia italiana, che richiederanno un monitoraggio e un intervento risoluto.
Negli ultimi dodici mesi l'Italia ha adottato una serie di misure pertinenti e ambiziose per tutelare la sostenibilità di bilancio e incentivare la crescita. Ha preso provvedimenti per correggere il disavanzo pubblico eccessivo, rafforzare il quadro di bilancio, aumentare l'adempimento fiscale, migliorare il funzionamento del mercato del lavoro e il quadro per la determinazione dei salari, stimolare la concorrenza nei settori fondamentali dell'economia e migliorare il contesto in cui operano le imprese, anche in termini di efficienza della pubblica amministrazione. Queste misure mirano ad applicare le raccomandazioni specifiche per paese del 2012 e possono contribuire ad affrontare molte delle sfide che si pongono all'economia.
L'attuazione delle misure adottate rimane però problematica e bisogna portare avanti il programma di riforme. Ritardi nell'adozione delle disposizioni legislative attuative, o un'applicazione parziale della normativa, impediscono di sfruttare appieno i potenziali vantaggi di numerose misure.
Le raccomandazioni 2013 della Commissione europea all'Italia in breve
La Commissione ha formulato sei raccomandazioni specifiche per aiutare l'Italia a migliorare le sue prestazioni economiche. Riguardano i seguenti settori:
1. Sostenibilità delle finanze pubbliche
L'Italia si è fortemente adoperata per portare il disavanzo pubblico in linea con la soglia del 3% del PIL entro la fine del 2012, consentendo la chiusura della procedura per i disavanzi eccessivi. È indispensabile che l'Italia mantenga questo sforzo di risanamento per rispettare tutti gli impegni di bilancio presi a livello europeo e, in particolare, per ridurre gradualmente l'elevato debito pubblico. Gli sforzi di risanamento delle finanze pubbliche dovrebbero essere accompagnati da un costante intervento per migliorare l'efficienza e la qualità della spesa pubblica a tutti i livelli di governo.
2. Attuazione delle riforme e contesto amministrativo e imprenditoriale
L'Italia ha adottato provvedimenti ambiziosi e di vasta portata per migliorare la sua posizione finanziaria e le potenzialità di crescita economica. Tuttavia, per garantire che le riforme portino i loro frutti, l'Italia deve garantirne l'attuazione a tutti i livelli di governo e da parte di tutti i soggetti interessati. Inoltre, il paese dovrebbe migliorare la sua capacità amministrativa, tra cui il sistema giudiziario e la gestione dei fondi europei, nonché semplificare il contesto imprenditoriale. La corruzione resta una grande sfida che richiede interventi per rafforzare il quadro giuridico esistente per la sua repressione.
3. Settore bancario
La prolungata recessione ha compromesso la resilienza delle banche italiane e la loro capacità di sostenere l'attività economica, un aspetto critico se si considera il ruolo centrale svolto dalle banche nel finanziamento delle imprese. L'Italia dovrebbe migliorare la redditività e l'efficienza del settore bancario e, in particolare, affrontare il problema dei prestiti in sofferenza. Andrebbe inoltre migliorato l'accesso al credito e a strumenti alternativi a quelli bancari per promuovere l'innovazione e la crescita delle imprese.
4. Mercato del lavoro, determinazione dei salari e politiche sociali
I tassi di occupazione, specie fra i giovani e le donne, restano ben al di sotto della media UE. Inoltre il livello di istruzione in Italia è basso. Azioni mirate per migliorare la situazione attuale sono una priorità. La riforma del mercato del lavoro e le modifiche al quadro per la determinazione dei salari concordate dalla parti sociali a partire dal 2011 hanno la possibilità di migliorare l'andamento del mercato del lavoro e di incentivare la produttività; andrebbero pertanto attuate con decisione. Tenendo conto delle sfide sociali in gioco, il programma di riforme andrebbe improntato ai principi dell'equità sociale, mentre il sistema previdenziale andrebbe migliorato, in particolare orientando maggiormente le prestazioni verso le fasce più vulnerabili.
5. Fiscalità, economia sommersa e lavoro nero
Il sistema fiscale italiano resta complesso e soffre di elevati livelli di evasione. Spostare l'onere fiscale sul consumo, i beni e l'ambiente, in modo da ridurre la pressione fiscale sul lavoro e i capitali, senza incidere sul gettito, è essenziale per promuovere la crescita economica e la competitività. Aumentare l'adempimento fiscale e affrontare il problema dell'economia sommersa e del lavoro nero migliorerebbe l'efficienza complessiva del sistema rendendolo più equo.
6. Apertura dei mercati nel settore dei servizi e industrie di rete
Sono state adottate misure importanti per aprire i mercati dei servizi e le industrie di rete che contribuiranno a stimolare la competitività dell'economia italiana. Tuttavia, servono ulteriori interventi. L'Italia dovrebbe incoraggiare maggiormente la concorrenza, specie per quanto riguarda i servizi professionali e i servizi pubblici locali. Inoltre, l'Italia ha bisogno di migliorare l'accesso ai mercati delle industrie di rete e le infrastrutture in tutto il paese.

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I FONDI STRUTTURALI EUROPEI


La Commissione europea ha rafforzato il ruolo dei partner nella pianificazione e nella spesa adottando una serie comune di norme destinate a migliorare la consultazione, la partecipazione e il dialogo con i partner (autorità regionali, locali, cittadine e altre autorità pubbliche, sindacati, datori di lavoro, organizzazioni non governative e organismi di promozione dell'inclusione sociale, della parità di genere e della non discriminazione) nelle fasi di pianificazione, attuazione, sorveglianza e valutazione dei progetti finanziati dai Fondi strutturali e d'investimento europei (Fondi ESI).
Tali Fondi comprendono il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di coesione (FC), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).
In base a questo codice europeo di condotta sul principio del partenariato gli Stati membri sono tenuti a rafforzare la cooperazione tra le rispettive autorità responsabili per la spesa dei Fondi strutturali e d'investimento dell'UE e i partner dei progetti al fine di agevolare lo scambio di informazioni, esperienze, risultati e buone pratiche nel periodo di programmazione 2014-2020 e contribuire così a garantire che il denaro sia speso in modo efficace. ...CONTINUA

LE INDICAZIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA AL 2020 PER L'ITALIA

Ogni anno la Commissione europea elabora per ciascuno Stato membro un documento, in cui analizzata la situazione economica del paese e raccomanda i provvedimenti da adottare a livello nazionale nei prossimi 18 mesi. Il documento rispecchia i problemi specifici che lo Stato membro deve affrontare e prende in esame un'ampia gamma di aspetti: stato delle finanze pubbliche, riforma delle pensioni, misure per creare nuovi posti di lavoro e combattere la disoccupazione, sfide nel campo dell'istruzione e dell'innovazione, ecc. L'adozione definitiva delle raccomandazioni specifiche per paese elaborate dalla Commissione avviene al livello più alto, da parte dei capi di Stato e di governo in occasione del Consiglio europeo. ...CONTINUA

APRIRE UN'ATTIVITA' NELLA UE

I cittadini dell'UE hanno il diritto di:

  • avviare una propria attività (anche individuale) in qualsiasi paese dell'UE
  • istituire una società affiliata di un'impresa esistente con sede nell'UE e registrata in un altro paese dell'UE.
    I requisiti cambiano da un paese all'altro, ma l'UE incoraggia gli stati membri a conseguire alcuni obiettivi.
    Ad esempio:
  • non più di 3 giorni lavorativi per creare un'impresa
  • costi non superiori a 100 euro
  • un unico organo amministrativo competente per tutte le procedure
  • possibilità di completare tutte le formalità di registrazione online
  • possibilità di registrare una società in un altro paese dell'UE online (mediante uno sportello unico).
  • Tempi e costi di avvio nei diversi paesi dell'UE ...CONTINUA
  • TRASFERIRE L'AZIENDA NELLA UE

    Occorre scrivere una proposta di trasferimento e pubblicarla sulla Gazzetta ufficiale dell'UE. Il paese dal quale si desidera trasferire la sede legale e l'amministrazione centrale ha 2 mesi di tempo per opporsi alla proposta (per un numero limitato di ragioni). Il trasferimento ha quindi effetto soltanto al termine di questo periodo.
    La legge del paese europeo da cui la società si trasferisce continuerà ad applicarsi a tutte le attività condotte prima del trasferimento.
    Coinvolgimento dei dipendenti: requisito preliminare all'iscrizione
    Per iscrivere una società europea occorre raggiungere con i dipendenti un accordo su come parteciperanno alla vigilanza delle attività svolte dalla società. Il coinvolgimento del personale può assumere diverse forme:

  • i dipendenti possono essere rappresentati nel consiglio di amministrazione
  • possono essere rappresentati in un organo distinto
  • è possibile convenire su un modello diverso.
    Occorre fornire ai rappresentanti dei lavoratori un ufficio e sostegno finanziario per consentire loro di svolgere le loro funzioni.
    Se la società europea deriva da una fusione, è possibile iscriverla anche se i negoziati con i dipendenti non risultano in un accordo. Ciò vale anche se i lavoratori delle società che si fondono non avevano il diritto di partecipazione prima della fusione.
    LAVORARE COME PROFESSIONISTI NELLA UE

    I prestatori di servizi (ad es. architetti,avvocati,trainers,guide turistiche) registrati nel paese in cui vivono possono offrire i propri servizi in un altro paese dell'UE senza dovervi costituire una società o una succursale.
    Tale possibilità può essere utile se si deve:

  • prestare il servizio in tale paese in maniera temporanea 
  • prestare il servizio a un cliente residente nel paese
  • testare il mercato prima di espandere la propria attività all'estero.
    In linea di massima, è possibile prestare servizi in un altro paese dell'UE senza avere l'obbligo di sottostare a tutte le norme e procedure amministrative locali (come la richiesta di un'autorizzazione preventiva per esercitare l'attività). Occorre però informare le autorità pubbliche della propria intenzione di prestare servizi nel paese in questione.
    Il paese deve avere validi motivi per imporre i propri requisiti.
    Ciò non significa però che sia comunque possibile prestare servizi senza costituire una società a livello locale. Tutto dipende dalla frequenza, durata e regolarità dei servizi che si intendono prestare.
    Regole diverse possono inoltre applicarsi a determinati settori, come:
  • i servizi finanziari
  • i servizi di assistenza sanitaria, che possono essere prestati soltanto da coloro che esercitano una professione regolamentata
  • i servizi privati di sicurezza
  • i servizi connessi al gioco d'azzardo
  • servizi notarili
  • i servizi prestati dalle agenzie di lavoro interinale. ...CONTINUA

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    La Commissione europea ha rafforzato il ruolo dei partner nella pianificazione e nella spesa adottando una serie comune di norme destinate a migliorare la consultazione, la partecipazione e il dialogo con i partner (autorità regionali, locali, cittadine e altre autorità pubbliche, sindacati, datori di lavoro, organizzazioni non governative e organismi di promozione dell'inclusione sociale, della parità di genere e della non discriminazione) nelle fasi di pianificazione, attuazione, sorveglianza e valutazione dei progetti finanziati dai Fondi strutturali e d'investimento europei (Fondi ESI).
    Tali Fondi comprendono il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di coesione (FC), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).
    In base a questo codice europeo di condotta sul principio del partenariato gli Stati membri sono tenuti a rafforzare la cooperazione tra le rispettive autorità responsabili per la spesa dei Fondi strutturali e d'investimento dell'UE e i partner dei progetti al fine di agevolare lo scambio di informazioni, esperienze, risultati e buone pratiche nel periodo di programmazione 2014-2020 e contribuire così a garantire che il denaro sia speso in modo efficace. ...CONTINUA

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